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	<description>La narrativa è il luogo di tutte le situazioni possibili</description>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 13:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[LA SCRITTURA ESPRESSIVA]]></category>

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Si può scrivere in modo descrittivo. Usando l&#8217;intelletto e tutte le sue prerogative.
O si può scrivere con l&#8217;affettività, utilizzando i potenti strumenti della personalità.
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<p style="text-align: right;"><img class="size-medium wp-image-176 alignleft" title="Pettirosso" src="http://www.narrare.it/wp-content/uploads/2009/04/anbd0024-240x300.gif" alt="Pettirosso" width="240" height="300" /></p>
<p>Si può scrivere in modo descrittivo. Usando l&#8217;intelletto e tutte le sue prerogative.</p>
<p>O si può scrivere con l&#8217;affettività, utilizzando i potenti strumenti della personalità.</p>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 14:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Laboratorio di scrittura espressiva]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>

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Si può imparare a scrivere in modo espressivo.
Nel nostro laboratorio.
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Via Brunner, 7 ~ 34125 Trieste TS    ~   Tel. +39 040 631844
Cell. +39 335 6384777  ~  Fax +39 040 9890825

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<p>Si può imparare a scrivere in modo espressivo.<br />
Nel nostro laboratorio.</p>
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<p><img class="alignnone size-full wp-image-177" title="Uva" src="http://www.narrare.it/wp-content/uploads/2009/04/1336.gif" alt="Uva" width="130" height="194" /></p>
<p style="text-align: left;">Via Brunner, 7 ~ 34125 <strong>Trieste</strong> TS    ~   Tel. +39 040 631844<br />
Cell. +39 335 6384777  ~  Fax +39 040 9890825
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 14:45:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Imparare a scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[fantasia]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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La scuola insegna a scrivere partendo da una serie interminabile e complicata di regole. Seguendo un orientamento innaturale. Cominciando dall’alto invece che dal basso. Dal prodotto finito piuttosto che dalle attività generatrici!
Quando il bambino va a scuola sa già parlare, conosce una modalità espressiva che ha imparato in anni di contatto con la famiglia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">.</p>
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<p style="text-align: justify;">La scuola insegna a scrivere partendo da una serie interminabile e complicata di regole. Seguendo un orientamento innaturale. Cominciando dall’alto invece che dal basso. Dal prodotto finito piuttosto che dalle attività generatrici!</p>
<p style="text-align: justify;">Quando il bambino va a scuola sa già parlare, conosce una modalità espressiva che ha imparato in anni di contatto con la famiglia e con l’ambiente. La scuola tende a distruggere questo patrimonio espressivo, costringendo i bambini ad adattare i loro contenuti mentali (pensieri e affetti) alle regole della grammatica, della sintassi, dello stile, dell’opportunità, delle convenzioni, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino viene così “educato”, cioè allontanato da se stesso e indotto ad aderire a un rigido programma di standardizzazione. Tutti devono avvicinarsi, il più possibile, ad una sorta di barra livellatrice. Né troppo in su né troppo in giù. Viene ricercata la banale, avvilente, mortificante normalità! Una normalità statistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino è portatore di ricchezza interiore, e di rivoluzione creativa. Valori che dovrebbero essere incoraggiati a sbocciare e fiorire liberamente. A patto che questa esplosione di fantasia avvenga in un giardino protetto dall’autorità e dall’affetto dei genitori, e degli insegnanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il patrimonio infantile è preziosissimo, proprio perché portatore di innovazione creativa rispetto ad altre generazioni. Non dovrebbe essere distrutto, né umiliato! Assistiamo invece ad un sistematico richiamo del bambino all’ordine, a rimproveri e punizioni solenni ogni volta che devia, o non si attiene, o non risponde al sistema, o non si appiattisce.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è che a scuola nessuno impara a scrivere. E non mi riferisco solo alla capacità di scrivere romanzi e racconti, ma anche alla possibilità di fare un buon tema, stendere una relazione, tenere un diario, buttare giù dei pensieri, comporre una lettera, ecc. Quante persone denunciano un vero e proprio panico di fronte al foglio bianco! E quanti, rileggendo il testo appena scritto, lo accartocciano e lo gettano via con amarezza perché non corrisponde a quello che avrebbero voluto scrivere&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Queste sono solo alcune delle incongruenze tra contenuti della mente, e processi mentali capaci di creare.</p>
<p style="text-align: justify;">La mente è in grado di generare oggetti finiti, talvolta molto raffinati. Come ad esempio una scrittura comprensibile e congrua, capace di porgere con semplicità e chiarezza il contenuto che vuole esporre. Ma dev&#8217;essere lasciata libera.</p>
<p style="text-align: justify;">La scrittura espressiva avviene di getto. Lasciando che la mano compia il gesto grafico, senza consentire al pensiero d’interferire. In genere accadrà che il testo iniziale risulti molto grezzo, incomprensibile, sconnesso e scorretto. Ma è solo l’inizio. Non si deve cedere alla tentazione di rileggere, di tornare indietro per correggere. Si deve solo andare avanti, procedere in modo fluido. Continuare a scrivere tutto, tutto quello che viene in punta di penna (o di tastiera). Sempre avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gradualmente, se avremo seguito questa modalità, la scrittura si farà sempre più chiara e comprensibile. Perché i contenuti grezzi della mente affioreranno, e incontreranno, spontaneamente e liberamente, le regole della comunicazione. Quelle che abbiamo già interiorizzato da bambini interagendo con i genitori, con la nonna, con gli animali. E col vento.</p>
<p style="text-align: justify;">E proprio come accade quando spilliamo il vino nuovo dalla botte, che dapprima appare torbido e scuro come feccia, ma che vedremo presto raffinarsi via via che continueremo a spillarlo, fino a stupirci del suo profumo e della sua limpidezza cristallina, così accadrà anche per il nostro testo. Perché diventerà gradualmente, compiutamente, quello che volevamo che fosse. Un dipinto chiaro, congruo, lucido. Ma anche appassionante, coinvolgente. Perché conserverà tutto il profumo del fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma com’è possibile scrivere senza pensare? E quando avremo la necessità di scrivere a tema, come potremo dimenticare il titolo dell’argomento che dovrebbe guidarci nella congruenza? Queste solo alcune delle domande che i miei allievi mi rivolgono di solito.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, se consideriamo la mente come un magazzino di oggetti discreti, già confezionati e distinguibili tra loro (accantonati là e stivati chissà da chi&#8230; e chissà quando&#8230;), allora avremo a che fare con una concezione assai riduttiva, un tipo di mente capace unicamente di esprimere il solo pensiero cosciente. Una mente che farà apparire per magia ora questo ora quell’oggetto, solo orientandovi sopra il pennello luminoso del pensiero cosciente. Un errore grave ma frequente, considerando la struttura della mente e il suo modo di funzionare!</p>
<p style="text-align: justify;">Le cose, dunque, non sono già pronte e disponili all’uso, né tanto meno sono in attesa di essere tirate fuori e utilizzate. Non esiste nessun ripostiglio che conservi le cose pronte.</p>
<p style="text-align: justify;">La mente è una fucina di forze e di colori in continuo movimento, in grado di creare sul momento tutto quello che serve, nel qui ed ora dello spazio e del tempo. Lo fa configurandosi e riconfigurandosi meravigliosamente, ogni volta che riceve uno stimolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, ogni oggetto confezionato, ogni prodotto finito, non è altro che una figura dinamicamente assunta dalla mente in un determinato istante, e colta come un fotogramma ricco di particolari e sfumature. La mente si plasma e si modella, il nostro “Io operativo” coglie l’attimo e ne fotografa le infinite immagini che essa può assumere. Questi “oggetti”, prodotti in modo creativo, saranno utilizzabili nella realtà in modo progettuale e potente.</p>
<p style="text-align: justify;">La riconfigurazione mentale, dunque, avviene ogni volta che l’ambiente (interno o esterno) pone una richiesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli oggetti mentali, dunque, altro non sono che istantanee colte nel corso delle operazioni plastiche di modellamento e rimodellamento della stessa mente. Attimi e momenti di una sintesi poderosa e magica, granelli di pulviscolo disseminati dal plasma caldo e fluido delle profondità affettive.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte abbiamo la tentazione di considerarli definitivi, ma al pari dei mandala, altro non sono che disegni di sabbia colorata destinati a rompersi e disfarsi ogni volta, per essere ricostruiti e rifatti in modi sempre diversi e nuovi.</p>
<p style="text-align: justify;">Con meravigliosa creatività.</p>
<p style="text-align: justify;">. . .</p>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 16:25:07 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-174" title="MarioTrovarelli1" src="http://www.narrare.it/wp-content/uploads/2009/04/dsc_0052-bw-200x300.jpg" alt="Mario3" width="200" height="300" /> <img class="alignnone size-medium wp-image-172" title="MarioTrovarelli2" src="http://www.narrare.it/wp-content/uploads/2009/04/dsc_0015-clp-200x300.jpg" alt="Mario1" width="200" height="300" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-146" title="Due micetti" src="http://www.narrare.it/wp-content/uploads/2009/04/2gattini.gif" alt="2gattini" width="400" height="300" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-147" title="Fulmini" src="http://www.narrare.it/wp-content/uploads/2009/04/01264.gif" alt="fulmini" width="276" height="185" /></p>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 06:10:22 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: left;"><img class="alignnone size-full wp-image-297" title="Prezioso" src="http://www.narrare.it/wp-content/uploads/2009/04/000005.gif" alt="Prezioso" width="32" height="32" /></p>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 07:39:30 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Terremoto in Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[dio]]></category>

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A casa dopo il lavoro faticoso. Mi tolgo le scarpe e mi siedo a tavola per la cena. Ma non ho fame. Ho lo stomaco chiuso.
Mi guardo intorno in cerca di qualcosa che spieghi l&#8217;inconsueta inappetenza.
Osservo con attenzione quello che di solito è scontato. Il televisore acceso, il tavolo imbandito, mia moglie dolce e affettuosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">.</p>
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<p style="text-align: justify;">A casa dopo il lavoro faticoso. Mi tolgo le scarpe e mi siedo a tavola per la cena. Ma non ho fame. Ho lo stomaco chiuso.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi guardo intorno in cerca di qualcosa che spieghi l&#8217;inconsueta inappetenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Osservo con attenzione quello che di solito è scontato. Il televisore acceso, il tavolo imbandito, mia moglie dolce e affettuosa come sempre. Il piatto fumante che occhieggia invitante. Le posate che luccicano di brillantante. Sul tavolo pane fresco, acqua, vino, frutta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma un movimento lieve e felpato attira la mia attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; Luna! La mia gattina morbida e dispettosa. Mi guarda col suo faccino bellissimo e rassicurante. Mi osserva. Seduta composta accanto alla mia sedia mi scruta attentamente. Di solito non lo fa. Non con quella dolce insistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo sguardo mi dice qualcosa. Mi avverte che anche lei sta indugiando. Perché sente il mio disagio. La mia disperazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E finalmente piango. Di un pianto accorato e irrefrenabile. Piango lacrime dolorose.</p>
<p style="text-align: justify;">Stasera bambini e adulti non avranno la cena. Le loro bocche sature di calcinacci non avranno mai più un pasto caldo. Né colazione né pranzo. Non avranno un letto per dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi riprendo. E decido di alzarmi dal tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Luna si avvicina sinuosa alla ciotola delle sue crocchette. Ma io non cenerò. Andrò in soggiorno a guardare la ferita che ha colpito la mia gente. E pregherò per loro. Che da stanotte hanno intrapreso una via crucis interminabile. Che durerà anni. Forse la vita intera.</p>
<p style="text-align: justify;">Quante mamme e figli e nonne stasera senza cena, senza televisione, senza vestiti e senza casa. Senza niente. Senza affetti preziosi spezzati da morte improvvisa e violenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Dio&#8230; Dio Onnipotente che guardi tutti noi. Di tanto in tanto vuoi rammentarci la nostra fragilità.</p>
<p style="text-align: justify;">E io accetterò. Per diventare più umile.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi farò il possibile per dare aiuto a una mamma abruzzese che nella tempesta della Terra ha perso la sua bambina preziosa che amava tanto.</p>
<p style="text-align: justify;">La cercherò fra le tante, e le darò il mio soccorso.</p>
<p style="text-align: justify;">. . .</p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì, 6 aprile 2009. Giorno del terremoto in Abruzzo.</p>
<p style="text-align: justify;">. . .</p>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 08:40:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Professione salvataggio]]></category>
		<category><![CDATA[fantasia]]></category>
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Vivo così, tra valanghe e terremoti. Qualche volta capita un crollo accidentale&#8230; o un’alluvione.
Questo è il mio mestiere, soccorso e salvataggio.
Ma di natura sono pastore.
Mi svegliano a qualunque ora della notte. Indossiamo l’equipaggiamento, e si parte. Io e Rico, il mio compagno di squadra.
Mi aggiro nella neve in cerca di tracce e indizi. Voci&#8230; per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">.</p>
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<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: justify;">Vivo così, tra valanghe e terremoti. Qualche volta capita un crollo accidentale&#8230; o un’alluvione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il mio mestiere, soccorso e salvataggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma di natura sono pastore.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi svegliano a qualunque ora della notte. Indossiamo l’equipaggiamento, e si parte. Io e Rico, il mio compagno di squadra.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi aggiro nella neve in cerca di tracce e indizi. Voci&#8230; per noi soccorritori di professione il vero spauracchio è il terremoto.</p>
<p style="text-align: justify;">Si deve stare allerta. Sempre in campana. Come dice Rico.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi è capitato di addentrarmi in stretti cunicoli o in edifici pericolanti. Sotto costante minaccia di crolli.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono ben addestrata. Io e Rico insieme abbiamo seguito corsi e tirocini. E lui è un buon diavolo, nato e vissuto tra i monti d&#8217;Abruzzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tanti anni non ricordo più se sono stata io a scegliere lui o lui me. Troppo tempo è trascorso da quel luminoso mattino di settembre in cui c&#8217;incontrammo per la prima volta. Io scorbutica e vivace, lui riservato e chiuso. C&#8217;intendemmo subito. E decidemmo che avremmo seguito l&#8217;addestramento insieme per lavorare nella stessa squadra.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutti questi anni abbiamo conosciuto vittorie e fallimenti. Siamo riusciti a tirar fuori dalle macerie e dalla neve tante persone vive. Ma ne abbiamo perse anche di più, assaporando amare sconfitte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni volta che salviamo una vita ci abbracciamo felici. E quando disseppelliamo un morto ci stringiamo nel dolore. Insieme. Sempre vicini. In un rapporto diventato ormai unico ed esclusivo. Un legame forte al punto che nessuno di noi due potrebbe ormai fare a meno dell’altro. Per vivere e per lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inverno scorso, appena un paio di mesi fa, ero sulle Alpi per delle valanghe. Ne sono cadute tante quest&#8217;anno. Più degli anni scorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho trascorso giorni e notti a cercare. A scavare senza tregua e senza cibo. Senza riposo per ore, talvolta per giorni. Ma la felicità di trovare persone vive sotto la neve mi ha sempre ricompensata di tutto lo sforzo e della fatica estenuante.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piace fare il mio lavoro. Ma sono nata pastore. E nelle notti di luna piena sogno verdi praterie e dolci vallate. Quelle che non ho mai potuto avere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sento il verde ogni volta che sono chiamata in montagna per il salvataggio. Sotto tutta quella neve giacciono prati meravigliosi e ruscelli zampillanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La fantasia alimenta la nostalgia di quello per cui sono nata e che mi è stato tolto dal destino&#8230; dal dovere!</p>
<p style="text-align: justify;">Sono contenta quando trovo persone vive. Una felicità troppo spesso turbata dalla tristezza per quelli che non riesco a salvare.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi sono qui, in questa città semidistrutta dal terremoto di primavera. Ancora una volta chiamata dal dovere di entrare nelle macerie di un palazzo crollato. Sembra che ci sia ancora qualcuno sotto le travi di cemento spezzate e le montagne di calcinacci.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse qualcuno ancora in vita. Da salvare.</p>
<p style="text-align: justify;">Salgo sui detriti. Niente di nuovo&#8230; forse.</p>
<p style="text-align: justify;">Sento che c’è qualcuno. Lo so. Non mi sbaglio mai quando l’istinto mi guida in questo modo.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti massi pericolanti. Devo stare attenta. Rico è ancora vicino, appena fuori del cunicolo. Mi incita e mi rassicura. Con voce calma e salda come sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi incoraggia e mi guida. Ma entrambi sappiamo che presto dovrò cavarmela da sola.</p>
<p style="text-align: justify;">Cade un grosso masso. Rotola verso l’unica apertura e ne ostruisce il lume. Riesco a balzare dentro prima che il macigno m’investa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco! Ci sono.</p>
<p style="text-align: justify;">Buio e odori di sempre. Ansia. Una lieve sensazione di paura. Vorrei uscire. Guardo indietro in cerca dell’uscita ormai sbarrata. In lontananza ancora la voce di Rico.</p>
<p style="text-align: justify;">So che devo proseguire. Devo andare avanti in cerca di quella vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Fuori è primavera, l’aria è addolcita dai fiori e dal primo sole d&#8217;aprile. Dopo lunghi mesi di freddo un lieve tepore. Ma qui dentro è sempre più buio e l’aria si fa acre. Gas! Pericolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Cerco di guardare meglio che posso. Ancora un flebile lamento. Lo percepisco appena. Proviene da lontano&#8230; no&#8230; è vicino, più di quanto immaginassi. Ormai non sento più la voce di Rico. Troppo lontana, al di là delle macerie.</p>
<p style="text-align: justify;">Buio. Nero&#8230; acre&#8230; nella testa.. una lieve vertigine. Sono addestrata, devo respirare piano. Fermarmi un attimo e aspettare. Consumare poca aria. Procedere. Forse a pochi passi c’è la vita che salverò.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sveglio lentamente. Mi sembra d’aver dormito a lungo e d’aver sognato. Non mi raccapezzo. Proprio non riesco a capire dove sono.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sento la voce amica del mio compagno. Mi giro. Cerco il suo sguardo per rassicurarlo. Per essere rassicurata. Ma accanto a me, disteso su questo prato che sa di casa, un pastore come me. Un bell’esemplare di pastore tedesco, che mi guarda preoccupato e amorevole. Ha una zampa fasciata e mi lecca sul muso.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque ho salvato lui. Non un essere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Bravo Rico &#8211; esclama il colonnello &#8211; Lei e la sua pastorella abruzzese avete fatto un magnifico lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">. . .</p>
<p style="text-align: justify;">Trieste &#8211; Aquila, 8 aprile 2009</p>
<p style="text-align: justify;">. . .</p>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 08:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vita]]></category>
		<category><![CDATA[fantasia]]></category>

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Caro diario, ormai è quasi buio.
 Guardo le rare persone che passano per strada. Osservo le case senza terrazze e senza fiori. E mi sembra una scena da day after.
Qui è tutto spoglio e senz&#8217;amore. Quel tale voleva l&#8217;amore per venti euro!
Ma l&#8217;amore non si vende e non si dona. Troppo prezioso per essere venduto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Caro diario, ormai è quasi buio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;"> Guardo le rare persone che passano per strada. Osservo le case senza terrazze e senza fiori. E mi sembra una scena da <em>day after.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Qui è tutto spoglio e senz&#8217;amore. Quel tale voleva l&#8217;amore per venti euro!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Ma l&#8217;amore non si vende e non si dona. Troppo prezioso per essere venduto, troppo esiguo per essere donato. L&#8217;amore è solo dedizione. E la mia fonte è quasi secca.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Qui sono poco stimolata&#8230; apatica&#8230; e sola&#8230; Non mi piace.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Un tempo leggevo, ascoltavo. Guardavo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Non ho prospettive. Sono stanca. Di passeggiare. E di aspettare. Vorrei sedermi un po&#8217;, ma Trillo non perdona.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Mashena&#8230; il mio villaggio lontano. La gente laggiù sta fuori tutto l&#8217;anno. E di sera si riversa per le strade e affolla i locali. Ce ne sono pochi. Uno solo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Nella stagione delle piogge la mia baracca si allaga d&#8217;acqua e fango. E il mio giaciglio bagnato resta inutile per giorni e settimane. Ma lì è casa mia. Dove sono nata e son cresciuta&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Stasera non si vede nessuno. Manco ci fosse il coprifuoco.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">E io quasi non so chi sono. Non posso più essere chi ero, ma neanche quella che credevo d&#8217;esser diventata. E soffro. Mi annoio da morire.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Ritrovare un&#8217;identità, una mia collocazione&#8230; ma se non sei una cittadina comunitaria&#8230; bianca e regolare&#8230; Io a mala pena riesco a reggere la parte. Anche se ho abbastanza per vivere&#8230; per sopravvivere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Mi annullo per non scoppiare. O forse sono in depressione. Depressa e desolata. Malattie da <em>culi bianchi e striminziti!</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Laggiù, nel mio villaggio dolce e spoglio, non mangiavo tutti i giorni e non avevo un letto asciutto per dormire. Qui mangio e vado dalla parrucchiera ogni settimana. Per far belli i miei capelli, neri e folti. Ho una stanza tutta mia. Piccola, ma asciutta e confortevole.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Cos&#8217;altro&#8230; </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Ieri mi sentivo giù. Mi è capitato uno che mi dava venti euro, se solo l&#8217;avessi fatto sentire amato!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Già, <em>solo&#8230;</em> Come se fosse facile&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Ma io non posso amare, perché non sono più amata. Ho nostalgia della mamma. Non posso essere quello che scelgo di essere, anche se qualche <em>NO</em> riesco ancora a dirlo. Così sono riuscita a liberarmi di quell&#8217;orribile <em>mammone.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Amare per venti euro&#8230; proprio non potrei, non ci riuscirei nemmeno gratis, figuriamoci per soldi!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Io faccio la <em>vita.</em> Questo sì. Batto in periferia. Faccio la puttana&#8230; mi chiedo se questo è vivere&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Visto che questa schifezza la chiamano vita!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">In altri tempi mi sarei impegnata in qualche <em>fighissima</em> ricerca socioantropologica per scoprire i risvolti più nascosti di quest&#8217;interessante definizione: <em>battere vuol dire far la vita!</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Ho la laurea in antropologia culturale. E nemmeno il marciapiede può togliermi il titolo di dottore. Una puttana negra laureata! Anche se dell&#8217;università conservo soltanto un pallido ricordo. Stretta come sono nella terribile morsa delle mie inconciliabili identità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Nevrosi da marciapiede.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Per fortuna arriva il venerdì. E finalmente dieci clienti assicurati. Un bel <em>mille euro</em> tutto tondo per quel Trillo d&#8217;un coglione. E le briciole per me.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family:times new roman,times;">Qui non ho rapporti con nessuno. Un vero paradosso se penso che i bianchi definiscono <em>rapporti</em> gli incontri sessuali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Non sopporto il silenzio di questo marciapiede. La mia vita è allo stato vegetale, quasi un coma irreversibile. Trillo non lo vedo quasi mai. Ma non ho bisogno di cercarlo, è sempre lui che viene a trovarmi quando ho soldi in borsetta. Piomba giù come un furfante d&#8217;avvoltoio per derubarmi e picchiarmi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Da piccola passavo pomeriggi interi a guardare gli avvoltoi che volteggiavano nel campo dietro la baracca. Dove stavo coi genitori e con i miei troppi fratelli.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Mi piaceva molto seguire con gli occhi i loro voli a cerchi concentrici che progressivamente li portavano a scendere in picchiata sulle carcasse d&#8217;asinelli.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;"><em>Se ti annoi puoi parlare con le tue colleghe.</em> Mi urla sempre Trillo. <em>Così eviti d&#8217;andare in para. Ma non fermarti a parlare col cliente. Con lui devi sbrigarti e tornare in fretta a lavorare. Il tempo è denaro.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Il cliente si muove come un sacco di patate che rotola giù dalla scarpata. E mi ferisce l&#8217;anima prima ancora del corpo. Ma le puttane non hanno l&#8217;anima, nemmeno nell&#8217;era del satellite e della comunicazione digitale. <em>Ladri e puttane non hanno anima. Perciò chi li uccide non va nemmeno all&#8217;inferno.</em> Diceva il saggio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Penso alle mie sorelle. Chissà dove si trovano adesso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">E alla mia mamma&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">I miei fratelli sono morti nella savana. Caduti nel corso di rastrellamenti organizzati dai ribelli in seguito ad azioni di guerriglia. Ne avevo sette. Tutti partiti giovanissimi per arruolarsi nell&#8217;esercito di liberazione. Andati a combattere per un bel pasto caldo e sicuro. E sono morti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Vorrei provare ad essere un po&#8217; felice. Quando la sera vado a dormire crollo nell&#8217;apatia. Ma poco prima, verso l&#8217;imbrunire, mi animo un po&#8217; nel fugace ricordo dei tramonti africani. E la mia mente torna per un attimo a percepire un lieve palpito d&#8217;intimità. Sempre struggente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Papà mi diceva che la legge dei vecchi prescrive alle ragazze di non fermarsi a parlare con gli sconosciuti, non tenere le gambe larghe, non sporcarsi le mani col fango, non dare confidenza agli uomini cattivi, non indossare biancheria intima, non fumare le sigarette dei bianchi, non dare il piacere a chi non lo merita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">E molto di più.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Mio padre mi faceva delle cattiverie inenarrabili, ma sempre con bontà infinita. E adesso mi trovo di fronte al mio dilemma, un conflitto assai pungente di cui ho preso coscienza solo quando ho cominciato a studiare. Qui in Europa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Ancora oggi, insomma, mi domando se mio padre era buono o cattivo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Mi vendette per poche monete ad un bianco di passaggio. Avevo tredic&#8217;anni, o forse quindici. Era la cultura di allora. Un&#8217;economia di sopravvivenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Appena fuori del villaggio c&#8217;era un possente baobab. Per l&#8217;ultima volta lo guardai sconsolata, mentre <em>lui</em> mi tirava per il braccio. Piansi molte lacrime di dolore nell&#8217;abbandonarlo, ma <em>dovevo</em> essere felice, perché in fondo mi stavo assicurando la vita!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Già, la vita&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Il mio nuovo padrone mi ha dato il superfluo, in cambio mi ha preso quel poco che avevo. E ha stravolto la mia natura. Prima di morire mi ha fatto completare gli studi. Ho frequentato l&#8217;università dei bianchi e mi sono laureata in antropologia culturale. Ma quando lui è morto sono finita inesorabilmente qui, sul marciapiede. Nel reparto più in basso, quello battuto dalle negre africane. Sotto la protezione del grande stronzo: Trillo, il piccolo imbecille.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Fare l&#8217;amore è una cosa bella per tutti, ma per me è una grande cattiveria. Il piacere non m&#8217;interessa. Eppure sono giovane e bellissima. Ho un corpo da capogiro. E i miei capelli sono folti e ancora lucenti, ho una faccia da sogno e una bocca invitante. Ma quando mi guardo allo specchio veramente non so chi sono.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Per esser veri bisogna accettare la propria falsità, perché la vita è un falso d&#8217;autore. E spesso è veramente difficile distinguere il falso dall&#8217;originale. Chissà qual è la vita vera. Forse un sogno. Una fantasia d&#8217;altri tempi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Fumo l’ennesima sigaretta, mentre sul manifesto appiccicato al muro c’è scritto che se vuoi sognare devi comprarti una grossa macchina giapponese e girare in libertà per l’intero continente. Vediamo un po’&#8230; quante scopate devo fare per comprare una grossa macchina giapponese? Nel frattempo di macchine giapponesi Trillo ne ha già cambiate quattro in due anni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">Caro diario, io cerco di trovarci qualcosa in questa mia vita. Ma forse è sufficiente mangiare tutti i giorni, e dormire in un letto asciutto, per esser viva.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman,times;">. . . </span></p>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 05:30:17 +0000</pubDate>
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Pagine di narrativa.
Che raccontano storie dolorose, divertenti, intriganti&#8230;
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<p><img class="alignnone size-full wp-image-378" title="libro1" src="http://www.narrare.it/wp-content/uploads/2009/04/libro1.jpg" alt="libro1" width="67" height="39" /></p>
<p>Pagine di narrativa.</p>
<p>Che raccontano storie dolorose, divertenti, intriganti&#8230;</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 05:41:17 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Nudità]]></category>
		<category><![CDATA[fantasia]]></category>
		<category><![CDATA[menestrello]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[.
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Mario Trovarelli, Il menestrello
NUDITA&#8217; &#8211; racconti struggenti
UNI Service Editore, Trento
.
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http://www.uni-service.it/mario-trovarelli.html

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Presentazione
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In un mondo che tende all’anestesia, e all’utopia dell’immagine, propongo un viaggio controcorrente.
Un’escursione tra contenuti e vicissitudini che caratterizzano la vita interiore.
Un percorso profondo che trova negli eventi fondamentali dell’esistenza (la nascita, la vita, la fatica, il dolore, l’amore, la morte) gli appigli concreti per renderne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p>Mario Trovarelli, Il menestrello</p>
<p>NUDITA&#8217; &#8211; racconti struggenti</p>
<p>UNI Service Editore, Trento</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-384" title="Copertina" src="http://www.narrare.it/wp-content/uploads/2009/04/copertina-300x203.jpg" alt="Copertina" width="300" height="203" /></p>
<p><a href="http://www.uni-service.it/mario-trovarelli.html">http://www.uni-service.it/mario-trovarelli.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;">Presentazione</span></p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In un mondo che tende all’anestesia, e all’utopia dell’immagine, propongo un viaggio controcorrente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’escursione tra contenuti e vicissitudini che caratterizzano la vita interiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Un percorso profondo che trova negli eventi fondamentali dell’esistenza (la nascita, la vita, la fatica, il dolore, l’amore, la morte) gli appigli concreti per renderne possibile e fruibile la comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un itinerario crudele che tende a smascherare la percezione soggettiva delle falde più nascoste, piuttosto che valorizzare la chimera dell’esteriorità.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia è una narrazione espressiva. Questi racconti dipingono luci e suoni sulla tavolozza della fantasia usando i colori drammatici delle emozioni e dei sentimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso, attraversando queste pagine, si ha talvolta l’impressione di stare in un sogno o distesi sul lettino dello psicoanalista.</p>
<p style="text-align: justify;">E nella narrazione espressiva, come in psicoanalisi e nel sogno, gli avvenimenti della vita materiale servono unicamente come utili pretesti, o metafore, per mirare alla scoperta dei processi inconsci.</p>
<p style="text-align: justify;">I racconti presentati in questo volume trattano di tante vicende. Ma la loro finalità più autentica è quella di accendere atmosfere.</p>
<p style="text-align: justify;">Le parole sono un veicolo, il loro significato dipende dal clima che riescono a creare, e nel quale poi si muovono.</p>
<p style="text-align: justify;">Le tonalità delle mie storie sono intense perché mettono a nudo gli abissi sterminati della mente. E’ come se il blu oceanico venisse prosciugato e i fondali marini esibiti come carni vive di un corpo senza pelle. Una sconfinata ferita esposta e indecente. Dolorosissima.</p>
<p style="text-align: justify;">La narrativa è il luogo di tutte le situazioni possibili. Perciò non è necessario che le vicende raccontate corrispondano ad episodi concretamente accaduti. Da qualche parte nel mondo, o in qualche epoca vicina o lontana, queste cose sono successe o accadranno. I processi dolorosi che stanno alla base di ogni avvenimento, tuttavia, sono perennemente presenti e attivi nell’animo di ciascuno.</p>
<p style="text-align: justify;">I sentimenti sono universali. Perciò il dolore del bambino è simile a quello di un vecchio. La gioia di una donna del passato assomiglia inesorabilmente a quella di un uomo del presente. E così via.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esseri umani, unici e irripetibili per molti versi, sono tutti foggiati di un impasto comune. Più differenti se osservati da fuori, più simili se guardati dentro. Per cui una carezza, alla fine, fa bene a chiunque. Un insulto fa sempre male.</p>
<p style="text-align: justify;">Per queste ragioni posso scrivere con la mia voce vera o con la voce di chiunque.</p>
<p style="text-align: justify;">La vita è un bene condiviso. Essa si sostiene con l’amore, e l’amore col dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Vita-amore-dolore, dunque, sono tre facce della stessa realtà. Tre dimensioni inscindibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella narrazione espressiva, come nell’analisi, queste dimensioni vengono in evidenza fino a pungere l’autore, o l’analista, prima ancora che il lettore o il paziente.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi miei racconti assumono aspetti e registri diversi. A volte drammatici, altre volte apparentemente caotici, altre ancora pacati come fiumi che stanno per unirsi al mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che le logiche di questa modalità espressiva sono del tutto peculiari. Perché peculiare è la profondità da cui il materiale narrato proviene.</p>
<p style="text-align: justify;">Le chiavi d’accesso all’inconscio sono prerogativa della psicoanalisi. Perciò, chi ha fatto esperienza di un trattamento psicoanalitico, sa che la seduta di analisi assomiglia al sogno, alla fantasia. A volte anche al delirio.</p>
<p style="text-align: justify;">E ai miei racconti.</p>
<p style="text-align: center; ">
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: right; ">.</p>
<p style="text-align: right; ">.</p>
<p style="text-align: left; "><span style="text-decoration: underline;">Indice</span></p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: left; ">
<p style="text-align: left; ">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p>Presentazione &#8230; pag. 7</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p>Autocertificazione &#8230; pag. 11</p>
<p>Calanchi &#8230; pag. 18</p>
<p>Carnevale a Venezia &#8230; pag. 20</p>
<p>Dopo il crepuscolo &#8230; pag. 24</p>
<p>Fame di niente &#8230; pag. 30</p>
<p>Figlia di guerra &#8230; pag. 35</p>
<p>Il male&#8230; non proprio oscuro &#8230; pag. 48</p>
<p>Il primo volo &#8230; pag. 57</p>
<p>Il santone e la medusa &#8230; pag. 60</p>
<p>Il volo delle pojane &#8230; pag. 67</p>
<p>Il volo in formazione &#8230; pag. 72</p>
<p>L’esordiente &#8230; pag. 80</p>
<p>L’ultimo volo &#8230; pag. 86</p>
<p>La casa dei morti &#8230; pag. 92</p>
<p>La collina del silenzio &#8230; pag. 94</p>
<p>La Riva Destra &#8230; pag. 97</p>
<p>Lettera dalla prigione &#8230; pag. 100</p>
<p>Magnitudo cinque punto otto &#8230; pag. 109</p>
<p>Natale al parco &#8230; pag. 115</p>
<p>Pescatrici di perle &#8230; pag. 119</p>
<p>Qui su Muliphen &#8230; pag. 128</p>
<p>Se morisse la mamma &#8230; pag. 134</p>
<p>Separazione dolorosa &#8230; pag. 138</p>
<p>Un aeroplano per amico &#8230; pag. 140</p>
<p>Un volo drammatico &#8230; pag. 147</p>
<p>Una ragazza d’altri tempi &#8230; pag. 154</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p>L&#8217;autore &#8230; pag. 159</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
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